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giovedì 19 dicembre 2013

Nuove norme per la sospensione dell'erogazione di luce o gas


Tempi certi e procedure definite e trasparenti per la messa in mora e la cessazione dell'erogazione di gas o luce. Previsti indennizzi  a favore dell'utente in caso di violazioni da parte del gestore

Con l'introduzione delle nuove tariffe, l'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas ha fissato le nuove modalità di sollecito e sospensione del servizio in caso di morosità dell'utente. In particolare per quel che riguarda il distacco dell'erogazione dell'elettricità e del gas, a partire dal mese di aprile, sono state fissate in modo definitivo le tempistiche relative agli avvisi di sospensione  e i termini ultimi per i pagamenti.
L'avviso di costituzione in mora dovrà essere inviato dall'azienda erogatrice tramite raccomandata, con l'indicazione ben evidente della data di emissione.
In assenza di data nella busta, la raccomandata dovrò essere inviata entro tre giorni dalla data indicata dal corpo della raccomandata.
Con riferimento alla data indicata nella lettera, l'utente ha a disposizione 20 gg. per regolarizzare la propria posizione. Scaduti i venti giorni il fornitore dovrà attendere altri tre giorni prima di inviare la richiesta di sospensione.
A questo riguardo la novità introdotta dalla presente normativa riguarda i casi di contestazione. Se infatti la morosità si protrae oltre i venti gg sopra indicati per via di una contestazione da parte del cliente, il fornitore, prima di sospendere l'erogazione della fornitura, dovrà necessariamente rispondere ai reclami scritti del cliente.
Nel caso in cui il fornitore non rispettasse le tempistiche indicate, l'utente avrà diritto a ricevere un indennizzo che gli verrà accreditato automaticamente in bolletta.
Se il fornitore procedesse alla sospensione del servizio senza prima avere inviato la costituzione in morosità, sarà tenuto a corrispondere al cliente un indennizzo di 30 euro. Nel caso in cui la costituzione fosse stata inviata dal fornitore ma non fossero state rispettate le tempistiche previste dalla normativa  per quanto riguarda il distacco, l'indennizzo che dovrà essere corrisposto all'utente sarà di 20 euro.
In entrambe i casi al cliente non sarà mai richiesto un ulteriore corrispettivo per la sospensione o la riattivazione della fornitura.
Nel mese di giugno mi sono visto recapitare la bolletta della luce da Acea. Bolletta che ho contestato in quanto estremamente più onerosa rispetto alla media delle bollette che avevo fino a quel momento ricevuto. Telefono ad ACEA, comunico la lettura aggiornata , e mi viene risposto che mi verrà recapitata la fattura con il consumo effettivo. Passano i giorni e arriviamo ai primi di luglio, quando da un giorno all'altro senza preavviso mi vedo staccare la luce. Chiedo un permesso a lavoro e mi reco agli uffici di piazzale Ostiense, dove dopo un'attesa interminabile riesco a parlare con l'operatore allo sportello. Che mi dice: "queste sono le bollette da pagare. Oltre a queste però, deve pagare un conguaglio per farsi riattaccare la luce".  Il conguaglio è uguale per tutti ed è di 90 euro. Una rapina. Dopo avere pagato alla posta di via Marmorata faccio il fax dentro gli stessi uffici postali, e l'impiegata mi confessa molto candidamente: "E, lo so. Anche a me hanno fatto così. Succede a tutti.". Recentemente sono venuto a sapere che questa procedura dei distacchi selvaggi, che viene logicamente attuata per incamerare indebitamente i 90 euro di riallaccio, viene applicata dalla stessa Acea anche nell'erogazione dell'acqua. Con una variante, che sarebbe quella di appaltare il servizio ad una ditta esterna, giustificandosi verso gli utenti con la solita storiella per cui la mano destra non sa mai quello che fa la sinistra. In più sembra che se la cooperativa a cui è stato appaltato il servizio dei distacchi, non venga neanche pagata se non raggiunge una data soglia di distacchi effettuati. Con il rischio effettivo per i lavoratori di perdere il posto. Cornuti e mazziati quindi. cm

sabato 13 luglio 2013

Bolletta da 22 mila euro alla onlus l'errore dell'Acea sui disabili


La Anfass di Ostia si è ritrovata un conto salatissimo, ottenuto con la solita 'lettura stimata' da parte del gruppo energetico, relativo al consumo di un solo bimestre. Come più volte denunciato dalle associazioni di tutela dei consumatori, quello delle bollette pazze è un sistema utilizzato da alcune imprese per iscrivere a bilancio crediti importanti vantati nei confronti degli utenti

di DANIELE AUTIERI

Una bolletta da 22mila euro per un consumo 99.844 kilowatt/ora. Non stiamo parlando della Fiat ma di una onlus specializzata nella tutela dei disabili, la Anfass di Ostia, che si è vista recapitare dall’Acea il salatissimo conto per un solo bimestre. La modalità ancora una volta, come in tanti altri casi simili, è quella della “lettura stimata” elaborata da Acea Distribuzione (la controllata del Gruppo che si occupa appunto dell’approvvigionamento energetico) non su dati certi ma sulla base di calcoli legati ai consumi medi.
Tuttavia la povera Anfass di Ostia era abituata a bollette di ben altro tenore. "La nostra spesa bimestrale media — racconta oggi il direttore generale Stefano Galloni — si è sempre aggirata intorno ai 1.200 euro che sono scesi a 6/700 da quando abbiamo installato i pannelli solari. Quando abbiamo aperto la busta arrivata lunedì scorso e letto 22.970 euro ci sono tremate le ginocchia".

Il seguito è stata la corsa in banca e la richiesta di bloccare il pagamento automatico della bolletta direttamente sul conto corrente che avrebbe rischiato di far finire la onlus nella lista dei protestati. Tra l’altro l’associazione, oltre ad essere uno dei principali centri di riabilitazione neurologica presenti nel Lazio, si vanta di non aver mai pagato in ritardo un’utenza e di aver ottenuto negli anni una tripla certificazione internazionale sul proprio operato. Tra queste anche la Iso 14001, riconosciuta solo a chi produce energia pulita attraverso l’uso dei pannelli solari.
E il contratto di Anfass con Acea per un consumo previsto di 25 kilowatt al mese, equivalenti a meno di 1.500 euro, era proprio ritagliato sulla base di queste esigenze e caratteristiche. Nessuno aveva previsto la roulette delle bollette pazze, che a quanto pare arrivano a colpire anche con una certa ripetitività. "Già lo scorso anno — prosegue Galloni — abbiamo ricevuto dall’Acea una richiesta di pagamento per altri 20mila euro di arretrati. Un altro errore che finì con le scuse dell’azienda e un rimborso nei nostri confronti di 2.200 euro".

Un anno dopo l’azienda quotata in Borsa e controllata dal Comune di Roma al 51% è tornata a presentare le sue scuse, annullando in pochi giorni la salata bolletta e anzi accertando a favore dell’associazione una nota di credito da 700 euro. Purtroppo, non era stata questa la prima risposta ottenuta da un operatore del call center Acea al momento della denuncia che — confessa il direttore della Anfass — avrebbe detto: "Non pensate di chiedere di parlare con un dirigente tramite noi o gli sportelli perché non siamo autorizzati a farlo; potete soltanto utilizzare carta e penna e fare una raccomandata. Ci scusiamo per l’increscioso operato dell’azienda nei vostri confronti, sono cose che non dovrebbero accadere".

E in effetti, dopo essersi resa conto dell’abbaglio, è stata proprio l’Acea a tornare sui suoi passi. Un atto di contrizione che non basta ai vertici dell’associazione decisi una volta per tutte a cambiare operatore. "Quello che fa pensare — conclude Galloni — è che il nostro caso non è il solo. Sappiamo di tanti colleghi e imprenditori che si sono trovati di fronte a errori del genere. E molti, meno avveduti o meno conosciuti di noi, hanno dovuto pagare sperando di essere in seguito risarciti".
Come più volte denunciato dalle associazioni di tutela dei consumatori, quello delle bollette pazze (siano esse nel settore energetico, dei rifiuti o altro) è un sistema utilizzato da alcune imprese per iscrivere a bilancio crediti importanti vantati nei confronti degli utenti. Questa massa di crediti si trasforma in una garanzia da presentare al tavolo della trattativa con le banche per ottenere nuovi prestiti. Uno stratagemma finanziario pagato dai cittadini.
 



http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/07/12/news/bolletta_da_22_mila_euro_alla_onlus_l_errore_dell_acea_sui_disabili-62827796/

Ato 5: si ricorre contro i 75 milioni ad Acea





Riunita la Consulta dei Sindaci  dell’Ato 5. Stabilite le contromisure alla richiesta dei 75 milioni di euro da parte di Acea (relazione Commissario Dell’Oste). Associazioni sul piede di guerra.
di CiociariaReport24@ciociariareport

Giovedì 11 luglio, si è riunita la Consulta d’Ambito dei sindaci dell’Ato 5. L’organismo, rinnovato da poco grazie alla spinta in avanti del Commissario Straordinario Patrizi, ha analizzato attentamente tutti i punti caldi della convenzione in atto tra Ato5 e Acea S.p.a.
Senza dubbio, uno dei obbiettivi principali della riunione era la messa a punto di un piano di attacco contro le decisioni contenute nella relazione del Commissario ad acta Dell’Oste. In questa relazione, infatti, si riconosce ad Acea il diritto di riscuotere un mancato introito di 75 milioni di euro, circoscritto alla sola provincia di Frosinone.
Circa 400 euro per utente, secondo le associazione che lottano per l’acqua come bene comune. Per le associazioni, del resto, la gestione del servizio idrico ciociaro da parte di Acea non ha recato che danni. Agli utenti, per dirne una, non è mai stato presentato un contratto da firmare. La gestione di Acea, infatti, è stata decisa e concordata nelle stanza del potere e, da lì, calata direttamente sulle teste degli utenti. Non sono pochi, infatti, i cittadini della provincia che ogni mese scelgono di non pagare più le bollette Acea, contestando anche le cifre spesso esorbitanti delle bollette. Per queste persone, soprattutto, la richiesta dei 75 milioni è l’ennesima beffa.
La Consulta, in ogni caso, ha votato all’unanimità per il ricorso contro la decisione del commissario Dell’Oste, incaricando un ingegnere idraulico interno della Provincia per un sostegno tecnico ai legali incaricati di presentare il ricorso. Una volta completate le indagini e presentato il ricorso, verrà convocata l’Assemblea dei Sindaci dell’Ato 5. In quell’occasione verranno presentati e discussi gli atti dell’azione legale e, si legge in un comunicato stampa, potrebbe essere discussa anche l’applicazione dell’Art. 34 della convenzione col gestore. L’articolo che definisce i termini per lo scioglimento del contratto con Acea.



http://ciociariareport24.it/2013/07/12/ato-5-si-ricorre-contro-i-75-milioni-ad-acea/