domenica 17 novembre 2013



Acqua pubblica, giudice Arezzo dà ragione a comitati su ‘auto-riduzione’ della bolletta

Due distinte sentenze per la prima volta danno ragione a due "obbedienti" per la mancata applicazione da parte della Nuove Acque Spa dell'esito del referendum che aveva sancito l'abrogazione della remunerazione del capitale

Si auto-riducono la bolletta dell’acqua, ma sono loro i veri “obbedienti”. A stabilirlo con chiarezza, per la prima volta, è stato il giudice di pace di Arezzo, che con due distinte sentenze ha dato ragione ai comitati per l’acqua pubblica, obbligando il gestore del servizio idrico aretino – Nuove Acque Spa, controllata dai comuni dell’Alto Valdarno con il 54% delle azioni – a non addebitare più in bolletta la remunerazione del capitale investito, abrogata ormai due anni fa.
Il referendum del 2011, infatti, avrebbe dovuto cancellare immediatamente questa voce dalle tariffe idriche: così, almeno, recitava il decreto 116 del Presidente della Repubblica, secondo cui l’abrogazione avrebbe avuto effetto dal giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (quindi dal 21 luglio 2011). Secondo i comitati, invece, la remunerazione del capitale – leggi, il profitto del gestore – ha continuato a esser pagata dagli utenti: di qui la campagna di “obbedienza civile”, che invita i cittadini ad autoridursi la bolletta nel rispetto della legge e della volontà popolare.
“Tutto è nato da due “obbedienti” che si sono scontati la bolletta del 13,5% nel 2011 e del 13,8% nel 2012″, spiega Lucio Beloni, presidente del Comitato acqua pubblica di Arezzo. “Il gestore li considerava morosi, e reinseriva nelle bollette successive la cifra detratta. Poi, a gennaio hanno deciso di intraprendere un’azione legale e oggi, finalmente, un giudice ha riconosciuto la legittimità del loro comportamento e la validità della campagna di obbedienza civile”.
In effetti, le sentenze sono chiare: “Si ravvisa come la società Nuove Acque abbia compreso nel proprio conto economico anche la voce di remunerazione del capitale […], richiedendone il pagamento in bolletta pur senza evidenziare esplicitamente la posta nella fatturazione”, scrive il giudice Claudio Dal Savio. Di conseguenza “l’addebito appare inapplicabile a far data dal 21/7/2011 e fino alla data della domanda [ovvero, il gennaio 2013, ndr]”; e, quindi, “le somme pagate dall’attore a tale obbiettivo […] devono essergli restituite”.
Stando ai calcoli del comitato i due “obbedienti” riceveranno un rimborso di 100 euro a testa, cui si aggiungeranno 587 euro di spese legali, che Nuove Acque è stata condannata a liquidare. “Già il giudice di pace di Chiavari aveva obbligato il gestore a restituire la quota di profitto, ma solo fino alla fine del 2011″ aggiunge Beloni. “Le sentenze di Arezzo, invece, sono decisive proprio perché coprono anche il 2012 e il 2013, fino alla data in cui sono stati presentati i ricorsi”.
Secondo il Forum dei movimenti per l’acqua la decisione del giudice aretino smentisce anche l’operato dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg), che dopo il referendum era stata incaricata di rimodulare le tariffe. “In realtà hanno solo cercato di annichilire la volontà popolare”, denuncia il presidente del comitato toscano, “il metodo tariffario transitorio che hanno approvato ha stravolto tutte le voci della bolletta. Sulla carta hanno cancellato la remunerazione del capitale, ma nella pratica l’hanno reintrodotta attraverso una nuova voce, il “costo della risorsa finanziaria”, che comprende gli oneri fiscali e finanziari del gestore”.
Secondo gli attivisti, per il solo 2011 Nuove Acque avrebbe dovuto restituire 2 milioni e mezzo di euro a 124mila utenti, pari a circa 20 euro a testa. “Invece di rimborsarci, l’Autorità idrica toscana ha scalato da questa cifra gli oneri fiscali e finanziari, portandola ad appena 1,29 euro a utente. Senza contare che fra le somme detratte compare anche l’Ires, imposta sul reddito che le società pagano solo se generano profitto. Cioè: il referendum ha abrogato il profitto, ma alla fine i gestori hanno ottenuto sia questo, sia il rimborso delle imposte che ci pagano sopra. Una doppia presa in giro”. Per il periodo successivo al 2011, invece, l’Autorità ha dichiarato che la remunerazione del capitale era stata soppressa, e che non ci sarebbero stati rimborsi. I comitati, però, non sono d’accordo: di qui l’importanza delle sentenze del giudice Dal Savio, che hanno individuato il profitto anche dopo il 2011.
“Il nuovo metodo tariffario ideato dall’Aeeg fa rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta”, spiega Paolo Carsetti del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, “la remunerazione del capitale oggi si chiama ‘costo della risorsa finanziaria’, e corrisponde al 6,4% della bolletta. Insieme a Federconsumatori abbiamo depositato un ricorso al Tar della Lombardia contro questa nuova tariffazione, e aspettiamo la prima udienza per il prossimo gennaio. D’altronde, di ricorsi post-referendum ne sono stati presentati almeno trentacinque: alcuni dalle associazioni dei consumatori, altri dagli stessi gestori del servizio idrico, che lamentano un trattamento poco generoso da parte dell’Autority”.
Le sentenze di Arezzo, comunque, segnano un deciso punto a favore dei comitati. E lo fanno dalla provincia che per prima nel 1999 fece entrare i privati nella gestione delle risorse idriche. “La remunerazione del capitale non è mai stata eliminata – ribadisce Carsetti – se non rispetteranno la volontà popolare faremo piovere ricorsi ovunque. E i gestori non dovranno farsi carico solo dei rimborsi, ma anche dei 587 euro di spese legali per ogni utente. Non so quanto sia conveniente, per loro, continuare a ignorare la volontà dei cittadini”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/16/acqua-pubblica-tribunale-di-arezzo-da-ragione-ai-comitati-sulla-auto-riduzione-della-bolletta/780009/

sabato 26 ottobre 2013

La Campania si svende l'acqua












In barba all'esito del referendum sull'acqua e sui servizi pubblici la regione Campania ha presentato una bozza di legge sul ciclo delle acque che offre ai privati, mettendola sul mercato, la gestione del servizio idrico integrato.
La bozza, approvata dalla giunta regionale, è ora passata all'esame della commissione regionale competente. 
La proposta di privatizzazione accoglie in pieno l'idea avanzata dal ministro Zanonato che prevede un allentamento del patto di stabilità, con la possibilità concreta di ricevere fondi da destinare alla spesa pubblica, per quei comuni che decidono di privatizzare i loro servizi.
I movimenti referendari hanno chiesto ai consiglieri regionali un confronto, che è stato fissato per il giorno 30 ottobre.
La bozza di legge prevede anche la riorganizzazione della gestione in tre ATO rispetto ai quattro attuali, con l'accorpamento dell' ATO 2 di Napoli con quello di Caserta ed una parte di quello salernitano. Si avrebbe così un ATO sovradimensionato come numero di utenti, si parla di circa quattro milioni, molto simile all' ATO 2 di Roma. Questo progetto appare tagliato su misura sulle esigenze di economie di scala da parte di un già ben delineato gestore privato. Riguardo all'indebitamento accumulato dalla Regione Campania nei confronti dell'attuale gestore, la Gori spa, pari a 282 milioni (il cui 37% è in mano ad ACEA spa), il commissario straordinario dell' ATO, Carlo Sarro, senatore del Pdl nonchè avvocato di Nick o' Americano, alias Nicola Cosentino, ha negoziato una parziale cancellazione del debito per 70 milioni, mentre la restante parte è stata dilazionata in un periodo di 20 anni, i primi dieci senza interessi. 
Questo piano di rientro ha inoltre disposto un aumento della tariffa idrica a carico della fascia media di utenze del 13,4%, con possibili ulteriori incrementi futuri. Per escludere dall'eventuale gara per l'affidamento l'attuale gestore dell' ATO  2 Napoli, l'azienda speciale ABC, la Regione ha inviato a quest'ultima un' ingiunzione di pagamento per 100 milioni di euro, relativa al mancato pagamento degli oneri di depurazione, atto impugnato da ABC attraverso l'amministrazione comunale. La nuova normativa in esame presso la commissione regionale prevede inoltre un meccanismo sanzionatorio che scatterebbe automaticamente qualora il Piano d'Ambito non venisse approvato dai comuni interessati nei termini previsti dalla legge. Le sanzioni andrebbero da un minimo di 10 centesimi ad un massimo di 50 per ciascun utente del servizio. 

CM

martedì 1 ottobre 2013

L'assemblea dei sindaci dell'Ato4 ripubblicizza Acqualatina







Nell'assemblea dei sindaci della provincia di Latina svoltasi ieri, una stretta maggioranza dei comuni presenti, 15 su 38, ha deciso di dare mandato al presidente dell'assemblea e della provincia Armando Cusani, per riacquistare le azioni di Acqualatina spa attualmente in mano ai privati.
Malgrado l'esito del referendum del 2011 la conferenza aveva fino ad ora continuato ad applicare in tariffa il criterio della remunerazione del capitale investito, quel fatidico 7% abolito attraverso un esplicito quesito referendario. Questo è accaduto fino a qualche mese fa, quando il presidente Cusani proponeva di abolire tale remunerazione e di tornare ad una gestione interamente pubblica. La decisione prevede infatti il trasferimento di tutti i poteri del gestore idrico in mano ai comuni, posto che a partire dal 2014 la provincia di Latina sarà soppressa.
Attualmente il 51% delle azioni di Acqualatina sono in mano ai comuni, in proporzione alla popolazione residente, mentre il 49% è in mano a privati, in particolare alla società Idrolatina spa, il cui capitale è quasi interamente posseduto dalla multinazionale  francese Veolia.
Dopo il rinvio della settimana scorsa, ieri è stato quindi votato il riacquisto delle quote dei privati. I comuni dissenzienti, Aprilia, Bassiano, Pontinia, Formia, , Cori, Roccagorga, , Amaseno, Giuliano di Roma, Nettuno, Priverno e Lenola amministrati dal centrosinistra, hanno presentato un documento alternativo, che però non è stato votato. Nel documento i comuni chiedevano sempre un ritorno in mano pubblica di Acqualatina ma attraverso uno studio di fattibilità che analizzasse la situazione finanziaria ed economica del gestore. Il nodo appare dunque essere stato quello della situazione finanziaria di Acqualatina, con un deficit di bilancio stimato di 80 milioni di euro. I dissenzienti si incontreranno il 5 ottobre a Formia per decidere la strategia da assumere. Questi ultimi contestano la mancanza di un reale dibattito sulla decisone, oltre alla scelta di Cusani di esprimersi nel merito, posto che per regolamento il presidente dell'assemblea non avrebbe diritto di voto.

CM

venerdì 13 settembre 2013

A BERLINO L'ACQUA TORNA AD ESSERE PUBBLICA







La multinazionale francese dei servizi ambientali (acqua, rifiuti, riscaldamento e trasporti) Veolia Environnement SA ha reso noto martedi'10 di avere raggiunto un accordo con il governo della città stato di Berlino, per la cessione della quota (24,95%) di Berlinwasser, per una cifra pari a 59 milioni di euro.
Veolia, la multinazionale dei servizi ambientali più grande in termini di fatturato, ha affermato che i ricavi includeranno anche i 12 milioni di euro di dividendi provenienti dalla Berlinwasser per l'anno finanziario 2013.
Veolia sostiene che questa vendita rientra in un più generale piano di dismissioni già programmate, per un ammontare complessivo di 6 miliardi di euro di assets azionari, per quanto riguarda il periodo 2012-13. Con questa operazione il gruppo francese intende mantenere invariato il suo livello di profittabilità, oltre a ripianare la sua situazione debitoria.
Veolia aveva acquistato il pacchetto di azioni della Berlinwasser nel 1999, a seguito della parziale privatizzazione della multiutility; l'altro 24,95% era stato rilevato dalla multinazionale tedesca RWE.  
E proprio l'anno scorso RWE aveva venduto il suo pacchetto sempre alla città di Berlino per 18 milioni di euro.
Berlino torna quindi ad essere l'unica proprietaria della Berlinwasser, cosi' come richiesto dalla maggioranza dei suoi cittadini. Nel 2011 si e'infatti tenuto nella capitale tedesca un referendum locale per la ripubblicizzazione della multiutility berlinese. Votarono allora 666.000 cittadini, scegliendo una gestione totalmente pubblica, a seguito dello scandalo che rivelo' una direzione completamente opaca del servizio idrico, oltre a continui aumenti delle tariffe.
L'accordo dovrà essere ratificato dall'organo assembleare di Berlino, ma è possibile ritenere fin da ora che otterrà il consenso della maggioranza CDU-SPD, così come già è accaduto per il riacquisto del pacchetto di RWE.

CM


giovedì 22 agosto 2013

Idro Tigullio condannata a risarcire la quota di remunerazione del capitale







Idro Tigullio spa gestore del servizio idrico nell'ATO genovese di Levante, partecipata oltre che dal colosso nazionale Iren, dai comuni di Chiavari, Favale di Malvaro, Lavagna, Leivi e Orero, è stata condannata dal Giudice di Pace di Chiavari a restituire, oltre alle spese legali e agli interessi, la quota in bolletta di remunerazione del capitale investito.
La sentenza rappresenta l'esito di una azione legale mossa da un utente della IdroTigullio spa, che si è rivolto al giudice per chiedere la restituzione di quel 7% indebitamente pagato nella bolletta dell'acqua, a seguito dell'esito del referendum del 2011. Come si ricorderà il secondo quesito referendario abrogava dall'ordinamento quel 7% riconosciuto per legge ai gestori del servizio idrico, e contenuto nella bolletta dell'acqua sotto la voce "remunerazione del capitale investito".
Nella sentenza si legge: "Nell'interesse dell'attrice: condannare la convenuta società Idro Tigullio spa a restituire all'esponente ai sensi dell'art.2033 c.c e/0 quant'altri meglio visti nel caso de quo l'ammontare di Euro 21,09 indebitamente percepiti a titolo di "remunerazione del capitale" per il periodo compreso tra il 21 luglio 2011 fino alla data del 31.12.2011. Il tutto rigorosamente entro e non oltre la competenza per valore dell'adito giudice. Con vittoria di spese, diritti ed onorari".
Interessanti le motivazioni della sentenza  in relazione alla mancata applicazione da parte della Idro Tigullio dell'esito referendario: "Nonostante l'esito referendario e le numerose diffide di cittadini e comitati l'Autorità d'Ambito Territoriale Ottimale genovese (AATO) e il gestore (Idro Tigullio spa) risultavano inerti nel recepire la volontà espressa con il referendum sopra indicato direttamente applicabile sui contratti in essere oltre che sui nuovi contratti e continuava a pretendere il pagamento di una tariffa contenente la remunerazione del capitale" [...]
"Per quanto sopra riteneva, quindi, non più esigibile la componente di "remunerazione del capitale investito", difettante dell'originaria causa giustificativa (mero riconoscimento del profitto) e, dunque, rilevava che il pagamento della stessa, a seguito dell'esito referendario, costituiva indebito oggettivo ai sensi dell' art.2033 del codice civile. Pertanto richiedeva la restituzione nella somma corrispondente complessivamente ad euro 21.09 indebitamente pagata a titolo di "remunerazione del capitale" dal 21 luglio al 31.12.2011".
D'altra parte, si legge sempre nella sentenza, "la Idro Tigullio spa eseguiva provvedimenti amministrativi ed era obbligata a fare questo in quanto si era convenzionalmente obbligata verso la parte pubblica (Autorità d'Ambito) e la Provincia e, pertanto, non poteva apportare modifiche alla struttura tariffaria in pretesa applicazione degli esiti referendari del luglio 2011, posto che i titolari della relativa potestà erano esclusivamente gli enti pubblici individuati per legge".
Inoltre, prosegue il giudice, occorre ricordare come i rapporti tra le fonti giuridiche siano ordinati secondo criteri di gerarchia per cui le fonti di grado inferiore, di grado secondario nel caso in esame, essendo la delibera n 585/2012/R/IDR  con cui l'AEEG ha introdotto la nuova tariffa idrica, un atto amministrativo, non possono mai modificare la norma di grado superiore (posto che all'esito referendario è stato riconosciuto dalla Corte Costituzionale valore di legge ordinaria, vedi sentenza n. 9/97: "il contrasto tra legge posteriore e abrogazione popolare si configura, nei limiti del formale e sostanziale ripristino, come vizio di legittimità costituzionale").
Da ciò deriva che l'atto amministrativo n 585/2012/R/IDR emesso dall'AEEG e che determina la nuova tariffa idrica, sia da considerare contrario alla volontà popolare così come essa è emersa dal referendum. 
Inoltre  la domanda referendaria può produrre effetti anche nei confronti di tutte quelle norme che, ancorchè non oggetto del quesito, siano tuttavia strettamente connesse ad esso in quanto recanti norme contrastanti con la volontà abrogativa popolare; si fa riferimento in particolare al  D.M. 1°agosto 1996 nella parte in cui esso richiamava ed applicava il criterio della "adeguatezza della remunerazione del capitale investito" criterio applicato tra il 21 luglio ed il 31 dicembre 2011 per la determinazione della tariffa idrica in periodo di vacanza normativa.
Al di fuori delle questioni puramente attinenti all'interpretazione delle norme, il giudice termina le motivazioni di questa sentenza affermando che, sebbene il gestore sia un soggetto di diritto privato, e in quanto tale mosso nella sua missione da logiche di profitto, il servizio idrico in base agli articoli n.822 e 823 del c.c è il bene pubblico per eccellenza e rientra tra i beni del demanio. Come tale esso è  quindi "inalienabile e non può formare oggetto di diritti a favore di terzi se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano". (art. 823 c.c.). E tra queste leggi va annoverato certamente anche il referendum abrogativo del giugno 2011, e non certo gli atti amministrativi emessi dall'AEEG o le decisioni degli AATO.

cm

mercoledì 7 agosto 2013

Il rapporto di Cittadinanzattiva sugli aumenti delle tariffe dell'acqua per il 2012








 L'associazione di consumatori Cittadinanzattiva ha in questi giorni presentato un report relativo agli aumenti della tariffa dell'acqua riscontrati nelle varie province italiane.
In media negli ultimi 6 anni la tariffa dell'acqua è aumentata in tutta Italia del 33%. In 40 città l'aumento è stato pari al 40%. In particolare gli aumenti più elevati si sono registrati a Reggio Calabria +164,5%, a Lecco +126%, e a Benevento+100%.
La Toscana è la regione più cara, mentre Isernia, Milano, Trento sono le città più virtuose in cui l'acqua costa di meno.
L'indagine, svolta dall'Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva ha esaminato il consumo idrico per uso domestico in tutti i capoluoghi di provincia durante il 2012. Dall'indagine è possibile individuare un prezzo medio a metro cubo dell'acqua pari a 0,826 euro, con un +6% rispetto al 2011, ed un +27,7% rispetto al 2007. A questo viene associato un canone di depurazione e fognatura di 0,669 euro a metrocubo ( +9% rispetto al 2011 e +40% rispetto al 2007) oltre ad una quota fissa pari a 23,5 euro annui, con un +6,85 rispetto al 2011 ed un +38,2% rispetto al 2007.
Gli aumenti maggiori si sono registrati nelle regioni centrali, con un +9% dal 2011 ed un +47,1% rispetto al 2007. In media un residente in una regione centrale spende annualmente per l'acqua 412 euro, contro i 378 dell'anno precedente ed i 280 del 2007. I residenti al nord hanno pagato invece nel 2012 una bolletta dell'acqua annuale media di 284 euro, contro i 270 dell'anno precedente ed i 215 del 2007. Come già detto la regione più cara è la Toscana dove la bolletta annuale dell'acqua per il 2012 è stata di 470 euro. Seguono le Marche con 403 euro, l'Umbria 392 euro, l'Emila 388 euro e la Puglia 366 euro. Le prime cinque città in cui il servizio idrico è più caro sono tutte toscane: la prima è Firenze con 509 euro l'anno, seguono a pari merito Pistoia e Prato (509), Arezzo con 496, Grosseto e Siena con 493 euro, Livorno con 485, Pesaro e Urbino con 481 e infine Pisa, con 471 euro l'anno.
Nella gestione del servizio idrico la qualità e la quantità degi investimenti influiscono positivamente sulla qualità del servizio. Un indicatore importante circa la capacità di gestione è dato dal tasso di dispersione idrica, che misura la capacità del gestore del servizio di controllare e prevedere il grado di usura delle condutture oltre alla capacità di sostituirle per tempo. Un basso tasso di dispersione sta a sigificare un' elevata capacità di gestione della rete idrica. Secondo un'indagine svolta da Legambiente le regioni italiane con il più elevato tasso di dispersione sono l'Abruzzo con un 48%, la Sardegna con un 45%, Sicilia con 42%, Campagna e Calabria con un 40% , Lazio con 39%, Friuli venezia Giulia con 38%, Puglia con 35%. In media le perdite di acqua in Italia raggiungono il 33%, vale a dire circa un terzo dell' acqua immessa nelle tubature viene dispersa dalla rete.
Analizzando le singole città, i tassi di dispersione più elevati si riscontrano a Cosenza con un 68%, Campobasso 65%, Latina 62%, Trieste e Gorizia con 56, seguite da Avellino con 55%, Grosseto con 54%, Palermo 52%, Siracusa 50%.

cm

sabato 27 luglio 2013

Larghe intese contro l'acqua pubblica









Democrazia a casa nostra: tutti uniti, destra ed ex sinistra, quando rispettare la volontà popolare significa contrastare consistenti interessi privati Lo sporco lavoro del governo Letta. Fino a quando abuseranno della nostra pazienza? Il manifesto, 27 luglio 2013
1. L'allarme lanciato venerdì dal manifesto sull'intenzione politica di far tornare l'acqua di Napoli in mano ai privati è più che giustificato. La proposta di legge della giunta Caldoro, nel ridisegnare i confini degli ambiti territoriali ottimali in cui è suddiviso il servizio idrico in Campania e quindi l'affidamento dello stesso, appare esattamente congegnata per provare ad affossare la prima esperienza di ripubblicizzazione definitivamente completata dopo i referendum di 2 anni fa, quella che si è costruita attorno alla nuova Azienda speciale Abc di Napoli.

Quello che però va rimarcato non è solo la gravità di questo disegno, ma che esso è ben lungi dall'essere un fatto isolato ed estemporaneo. In realtà, dopo il periodo che va dalla fine dell'anno scorso alla primavera di questo, in cui l'esempio di Napoli stava contagiando altre importanti realtà territoriali del Paese, da Reggio Emilia a Vicenza, da Palermo a Torino e altre ancora e si stava delineando un quadro che faceva balenare come possibile la ripubblicizzazione del servizio idrico nel Paese procedendo per progressive "conquiste" territoriali, da un po' di tempo in qua ( da quando è nato il governo Letta, potrebbe pensare qualche persona maliziosa come il sottoscritto) l'aria sembra improvvisamente cambiata. C'è in corso un tentativo di isolamento del percorso di Reggio Emilia in quella regione, dove assistiamo ad una sempre più marcata titubanza del comune di Piacenza ad incamminarsi sulla strada della ripubblicizzazione, cosa che pareva assodata qualche mese fa e che ora, invece, sembra nuovamente propendere per la ricerca di un partner privato e dove il comune di Rimini, altra situazione dove la concessione è scaduta e dove la ripubblicizzazione è possibile, pare orientarsi per costituire una società mista con l'ingresso di un soggetto privato. In Sicilia il governo Crocetta ha deciso di mettere da parte la proposta di legge di iniziativa popolare promossa a suo tempo dal Forum siciliano per l'acqua, sostenuto da più di 135 amministrazioni locali e da 35.000 siciliani, per approdare ad una soluzione "gattopardesca" che, nella sostanza, lascerebbe inalterato il quadro di gestione privatistica lì esistente. A Mantova da lungo tempo, ancora da prima del referendum, era iniziata e poi si era fermata la procedura di gara per la scelta di un socio privato nella gestione del servizio idrico e ora, invece, proprio in questi giorni, siamo in presenza di una fortissima accelerazione per giungere a quell'esito. Potrei continuare ancora in quest'elenco che inizia ad essere troppo lungo per essere considerato un fatto casuale. 

L'ultima citazione, però, se la merita la vicenda torinese: lì il Consiglio comunale, all'inizio di marzo, aveva approvato una delibera, non del tutto convincente, ma che comunque apriva la strada alla possibilità di trasformare il soggetto gestore Smat, SpA a totale capitale pubblico, in Azienda speciale. Qualche giorno fa la Provincia di Torino, con una delibera sostenuta da uno schieramento di larghe intese, sbarra la strada a quest'ipotesi, con una serie di motivazioni inconsistenti e addirittura tenendo a precisare nel testo della stessa delibera (sic!) che " l'approvazione delle presenti linee di indirizzo si pongono in naturale contraddizione con l'approvazione della proposta del Comitato Acqua Pubblica ( noi e il comitato torinese l'avevamo capito bene, ma forse bisognava spiegarlo a qualche consigliere provinciale !). Siamo in "trepida" attesa di conoscere l'intendimento del sindaco Fassino e del Consiglio comunale, con la curiosità di capire se esso confermerà la delibera approvata a suo tempo oppure se si piegherà al diktat dell'Amministrazione provinciale. 

2. La questione, peraltro, non si ferma qui, al tentativo di chiudere gli spazi che si erano aperti in molte realtà territoriali. C'è qualcosa di ancora più inquietante, vari tasselli che iniziano a comporre un mosaico che sembra andare in un'unica direzione. Qualche giorno fa al Ministero del Tesoro si è tenuta una riunione per studiare sul come dare applicazione ad un provvedimento previsto dal decreto liberalizzazioni del governo Monti ma mai attuato, e cioè l'assoggettamento delle SpA a totale capitale pubblico e delle Aziende speciali al Patto di stabilità previsto per gli Enti locali: non c'è bisogno di dire che tale ipotesi equivale da sola ad aprire un nuovo ciclo di privatizzazioni dei servizi pubblici locali, rendendo nei fatti impraticabili tali forme di gestione. 

Ancora meno simpatici sono gli avvertimenti che arrivano dall'Unione europea e dal Fondo Monetario Internazionale: la prima, alla fine di maggio, nel momento in cui ha chiuso la procedura di deficit eccessivo relativa al nostro Paese, tra le felicitazioni pressoché unanimi, ha formulato 6 raccomandazioni al governo Letta, tra cui spicca quella di " promuovere l'accesso al mercato per la prestazione dei servizi pubblici locali"; il secondo, al termine della sua consultazione con il governo italiano il 4 luglio, ha redatto un documento, passato all' "onore" delle cronache giornalistiche per la sua ingerenza in tema di IMU, in cui si legge testualmente che " l'agenda delle privatizzazioni, specialmente a livello locale,...deve essere implementata velocemente". 

Se a ciò aggiungiamo le recenti dichiarazioni di Letta, davanti ai banchieri della City londinese, e di Saccommani al recente vertice del G-20 a Mosca, con le quali si evidenziano le forti possibilità esistenti rispetto a nuove privatizzazioni, iniziando dalle grandi SpA pubbliche nazionali per finire a quelle locali, non ci vuole molto a comprendere che siamo in presenza di un'idea corposa, in base alla quale un governo, incapace di affrontare i veri nodi della crisi se non propagandando l'ideologia delle grandi opere e una nuova iniezione di flessibilità ( ma è più serio dire precarizzazione) del lavoro, sceglie di fare di un nuovo ciclo di privatizzazioni uno dei volani, peraltro destinato a dare risultati fallimentari, della propria azione. Che, molto probabilmente, si proverà a costruire, sempre che il governo ci sia ancora, con la prossima legge di stabilità dell'autunno, magari anche con una nuova legge sulle forme di gestione dei servizi pubblici locali volta ad impedire il ricorso all'azienda speciale. 

3. Si deve sapere che questo progetto urta violentemente contro la volontà della maggioranza assoluta del corpo elettorale che si è espresso 2 anni fa con i referendum sull'acqua e che troverà sulla sua strada l'insieme del variegato movimento dell'acqua, che, nonostante tanti detrattori e, a parte lodevoli eccezioni, tra il silenzio assoluto dei mass-media, ha continuato a lavorare in questi anni che ci hanno separato da quella scadenza, dimostrando una persistenza che è stata e sarà il più forte ostacolo per chi vorrebbe ignorare e contraddire quell'esito referendario. Abbiamo praticato l' "obbedienza civile" per il rispetto del risultato referendario sulle tariffe del servizio idrico, violato palesemente dall'Authority per l'Energia elettrica e il Gas, e, proprio per questo, impugnato in sede giudiziaria quel provvedimento; abbiamo promosso una forte iniziativa nei territori per la ripubblicizzazione del servizio idrico, elaborato proposte sul finanziamento del servizio idrico e per promuovere gli investimenti, sollecitato la nascita dell'Integruppo dei parlamentari per l'acqua pubblica per ripresentare la proposta di legge per il governo e la gestione pubblica dell'acqua e del servizio idrico. Andremo ancora avanti nei prossimi giorni e nei prossimi mesi, sapendo che la nostra è una battaglia che riguarda l'insieme dei soggetti che si battono per i beni comuni e per la democrazia: ma di questo, e delle iniziative da mettere in campo, avremo senz'altro modo di tornare a parlare. 

L'autore è un autorevole esponente di  Funzione Pubblica  Cgil  e del Forum Italiano Movimenti per l'Acqua, ed è stato uno dei protagonisti della battaglia per il referendum

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